Scrivere per dare voce a ciò che rimane nell’ombra
Sono Davide Bazzoni, conosciuto anche come “Il Baz”. Sono nato a Piacenza nel 1966 e ho iniziato a scrivere quando ho sentito che alcuni ricordi, alcune esperienze e soprattutto alcune domande non potevano più rimanere soltanto dentro di me.
La scrittura, per me, non è mai stata confinata a un unico genere. Ho raccontato esperienze personali, indagato pagine dimenticate della storia, osservato i cambiamenti della società e della comunicazione, affrontato il rapporto fra uomo, tecnologia e ambiente, esplorato interrogativi sul futuro e dato spazio anche alla narrativa. Questa apparente diversità nasce in realtà dallo stesso impulso: cercare di comprendere ciò che abbiamo davanti senza accontentarmi della prima risposta.
Alcuni libri sono nati dalla mia esperienza personale, altri dalla ricerca. Altri ancora sono cominciati semplicemente da una domanda che continuava a tornare. È così che nel tempo la mia scrittura ha attraversato temi molto diversi: dalle prigioni visibili e invisibili dell’esistenza alla percezione delle emozioni, dal valore del tempo alle parole che non abbiamo mai avuto il coraggio di pronunciare; dalla navigazione e dall’autonomia energetica alle trasformazioni del nostro pianeta, dalla condizione della donna nella storia ai bambini rifiutati, sottratti o privati della propria identità, fino alle vicende dimenticate del Novecento e agli interrogativi che ancora accompagnano il rapporto fra conoscenza, fede e libertà.
Accanto alla saggistica e alla ricerca rimane anche la narrativa, dove posso trasformare domande, paure, segreti e possibilità in storie nelle quali il lettore entra senza sapere fino a dove verrà condotto.
Non considero i miei libri lezioni e non pretendo di consegnare verità assolute. Preferisco pensare alla scrittura come a un invito: guardare un po’ più a fondo, mettere in discussione ciò che sembra scontato e arrivare alle proprie conclusioni.
Perché, qualunque sia l’argomento, è questo il filo che cerco di non perdere mai: raccontare ciò che conosco, cercare ciò che ancora non conosco e non avere paura delle domande quando una risposta semplice non basta.